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cuoredicane
Talking about a velorution



28 novembre 2008
ECONOMIA
cercasi logica
Un ottimo articolo pubblicato dall'United Nations Framework Convention on Climate Change parla delle opportunità economiche derivanti da un mondo a basse emissioni di carbonio.
 
Le stime dicono che un miglioramento dell'efficienza energetica in grado di diminuire le emissioni di gas serra richiederebbe un investimento di 170 miliardi di dollari in 13 anni. Investimento capace di generrare profitti per oltre 900 miliardi di dollari nello stesso periodo.
 
Eppure, invece di finanziare la produzione di energia alternativa si è varato un piano anticrisi di 700 miliardi di dollari grazie al quale, coi primi 250 miliardi si compreranno titoli spazzatura, in modo da premiare quei top manager che tentano di portare il sistema economico al collasso.

Nuovamente, mi sfugge la logica.
 
24 novembre 2008
POLITICA
Pensare fa male

Per chi non lo sapesse, mia moglie non è Italiana, viene da un paese in cui le parole hanno suoni diversi e spesso anche connotazioni diverse.

Mi ha raccontato di suo nonno che era insegnante di una specie di scuola media professionale, dove gli alunni erano istruiti in modo pressappoco enciclopedico. Una scuola in cui si insegnava algebra, letteratura, biologia, idraulica, falegnameria, filosofia, carpenteria, agricoltura e tutto quanto possa servire a un uomo per essere faber. Il processo di insegnamento aveva portato gli alunni a costruire nelle ore di laboratorio un altro edificio perfettamente funzionante in cui si trasferì in un secondo momento la scuola. Fino al momento in cui il governo non decise di chiudere questo tipo di scuole.

Perché correvano il rischio di trasformarsi in cellule eversive, perché in queste scuole c’era odore di comunismo che, con il suo spirito internazionalista, correva il rischio di minare il neonato stato nazione. Mia moglie mi ha detto che suo nonno era ed è tutt’ora comunista. E me lo ha detto con un certo senso orgoglio.

Anche il mio lo era, ma non so perché, ho qualche remora a dirlo pubblicamente.

Anche mio padre era comunista, ma adesso preferisce dire di essere di sinistra.

Di sinistra, come D’Alema e Veltroni che sembrano aver dimenticato il marxismo

In Italia il termine comunista viene usato esclusivamente in termini dispregiativi a connotare individui che vorrebbero reinstaurare piani quinquennali, balzi in avanti, gulag e scenari da guerra fredda. La parola comunista esiste quasi esclusivamente nel vocabolario del nostro presidente del consiglio (che dio lo fulmini) e di sedicenti giornalisti.

Essere comunisti in Italia è una sorta di crimine intellettuale, anche se a Domenica In cantano canzoni inneggianti a Pasolini che non era certo democristiano.

Perché quelli che hanno creduto in Marx adesso si vergognano di averlo fatto? Perché le accuse all’Unione Sovietica (che di Marxista non aveva nulla) ricadono anche su coloro che l’hanno sempre osteggiata?

La formazione del pensiero unico temo si concretizzi in equazioni semplicistiche e totalizzanti. Politicamente, si possono esprimere così:

  • anarchico = bombarolo
  • comunista = stalinista
  • socialdemocratico = comunista camuffato
  • sindacalista = fannullone/mafioso

Pensare fa male e la semplificazione aiuta il processo di controllo della società e dei valori.

Da quando sono tornato in Italia sento la mancanza di Curzi, di Biagi, di Montanelli.

Da quando sono tornato in Italia sento la presenza di Feltri, di Riotta, di Scalfari.

Anche questo aiuta molto la semplificazione del pensiero.


18 settembre 2008
Cercasi Maestro

Sheldon Brown è morto

Ian Hibell è morto


È morto anche Stefano Bettinelli.

 

Fanculo.




permalink | inviato da cuoredicane il 18/9/2008 alle 13:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
25 agosto 2008
diari di viaggio
Come agnelli tra i lupi
 

Dopo lunghi mesi di assenza, ritorno nella mia cuccia sporca e disordinata per commentare un fatto di cronaca che ieri ha riempito le bocche già piene dei nostri amici politicanti di destra e sinistra: il pestaggio-stupro dei due cicloturisti olandesi alle porte di Roma.

Premetto, per chi non lo sapesse, che sono io stesso un cicloturista e che sono rientrato proprio ieri da una pedalata di 9 giorni e 750 km che dalla velenosa Brianza mi ha portato fino alla Maremma (maiala). In questo tour io e Pizumi (mia moglie, per i meno attenti) da Parma in poi ci siamo avventurati sugli Appennini e abbiamo campeggiato puntualmente nelle libere terre della rigogliosa campagna emiliana, sulle dolci e inebrianti colline del Chianti e per le insidiose salite della Val d’Orcia, in terre dimenticate dagli uomini ma sicuramente non da dio.


Ogni sera il copione è lo stesso: si pedala finché ce la facciamo finché, al calar del sole o della stanchezza, chiediamo rifugio a qualche famiglia contadina o nelle addiacenze di qualche campo libero. Pianatiamo la nostra tendina nei pressi della loro abitazione e, dopo un lungo sonno corroborante e un’abbondante colazione, al sorgere del sole rimontiamo in sella per andare incontro alla tappa successiva.

Campeggi in quelle zone se ne vedono pochi e il campeggio libero è una gradevole scelta obbligata. Ad ogni calar del sole, un pensiero si fa ountualmente strada nelle nostre menti: e se adesso viene qui un gruppetto di ragazzi sbronzi e stronzi e ci riempie di botte per rubarci la macchina fotografica e la mia nobile sella in cuoio inglese?

Poi il pensiero si assottiglia, soggiunge il sonno, un sonno attento ad ogni piccolo rumore proveniente dal mondo al di fuori del nostro sacco a pello e della tenda.

Ogni mattina, mentre celebriamo la cerimonia del riempimento delle borse, un altro pensiero si fa strada nelle nostre menti: e se mentre percorriamo la statale un automobilista sprovveduto o stanco facesse filotto con noi e con le nostre cavalcature d’acciaio?

Queste sono le domande che accomunano tutti i cicloturisti.

Anche la risposta è la stessa: se capita, pazienza.

***

Ogni cicloturista è costretto sempre a portarsi dietro tutto quello di cui ha bisogno: il tetto, la cucina, la camera da letto, il salotto, la stanza da bagno, il guardaroba e una grande dose di amore e curiosità nei confronti del mondo circostante.

Essere cicloturisti significa credere fermamente alla generosità del prossimo, al fatto che sei hai sete qualcuno di darà da bere, che se bussi ti apriranno: alla bontà del genere umano.

Noi cicloturisti siamo esttamente il contrario di coloro che desiderano auto sempre più grandi per difendersi dal mondo esterno; noi vogliamo entrare nel mondo e sentirlo il più vicino possibile fino a farlo entrare dentro di noi sotto forma dell’odore dell’aglio soffritto dalla signora Anna di Busseto, del belato delle pecore di Pievepelago, del sapore delle more di Cinigiano. Vogliamo esperire la bellezza del mondo in ogni singolo istante.

Però il male esiste e alle volte ci tocca pure vedere la faccia brutta del mondo.

Per questo motivo, io mi sento di appoggiare la tesi del sindaco di Roma, Alemanno, quando dice che i due Olandesi se la sono andata a cercare, ma non nel momento in cui hanno scelto il luogo dove accamparsi (quello, alle volte, non te lo scegli, ti capita), ma nel momento in cui sono usciti di casa per quel tour.

La sicurezza assoluta non esiste, con buona pace della destra e della sinistra, ma esiste la fiducia nel prossimo e la speranza che domani possa essere ancora un giorno magnifico da vivere appieno e il rischio fa parte del gioco.

Ulisse è caduto alle Colonne d’Ercole per non aver dato ascolto alla ragione dei più, ma solo al proprio desiderio di conoscenza. Fatti non fummo...

CONCLUSIONE

(da bar dello sport)

La bagarre che si è scatenata intorno a questo evento è solo aria.

L’aria uscita dalle gole dei nostri amminstratori che preferiscono litigare sull’origine dell’uovo e della gallina piuttosto che cooperare per trovare un sistema per uscire dalla merda in cui ci troviamo al momento.


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permalink | inviato da cuoredicane il 25/8/2008 alle 15:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
3 marzo 2008
L'impunità al volante

Lo riporta il corriere della sera: Jordan Wickington era in giro in bicicletta quando decise di attraversare un incrocio col semaforo rosso. Non aveva fatto i conti con Keira Coultas che arrivava dall’altra parte, a bordo del suo BMW ad oltre 70 km/h, con in mano il telefonino con cui stava scrivendo un SMS.

La Coultas non vede Jordan; non frena; lo investe. Jordan Wickington muore in ospedale a 19 anni dopo un paio d’ore di agonia tra le braccia della madre.

Dopo un anno, la corte inglese  si esprime  con una condanna a 4 anni di prigione per Keira Coultas, nonostante il suo semaforo fosse verde, nonostante lei avesse, apparentemente, il codice della strada dalla sua parte.


Il giudice ha deciso di sanzionare in modo esemplare l’uso del cellulare alla guida; un monito nei confronti di tutti coloro che professano la leggerezza al volante della propria automobile. Il messaggio che trapela è che l’automobile è uno strumento pericoloso, può uccidere ed è giusto sanzionare tutti coloro che ne fanno un uso sconsiderato.

Il daily mail riporta che, nonostante il codice della strada britannico condanni l’uso del cellulare alla guida con 60 sterline di multa e alla decurtazione di tre punti dalla patente, stando ad un recente sondaggio, il 45% degli automobilistici britannici ammette di scrivere sms quando sono al volante. In America le cose non vanno meglio: secondo un sondaggio condotto recentemente da una società di ricerca americana, il 91% degli intervistati sostiene che scrivere messaggi testuali sul cellulare mentre si guida è pericoloso almeno quanto mettersi al volante dopo un paio di drink, il 57% ammette però di farlo abitualmente.

In Italia indagini in questo senso, mancano, ma considerando il totale disinteresse dell’Italiano medio nei confronti del codice della strada, ci si può immaginare il peggio ed essere sicuri di approssimarsi verosimilmente alla realtà dei fatti.

Per quanto riguarda, invece, la realtà processuale italiana, sembra che l’omicidio colposo di un pedone (anche sulle strisce pedonali) venga punito di norma con un periodo di reclusione intorno ai 6 mesi, grazie al patteggiamento e alle attenuanti generiche che non si negano a nessuno (si cerchi su google la stringa “omicidio colposo strisce pedonali condanna”). Ovviamente per le pene inferiori ai tre anni (salvo casi eccezionali e l’assassinio di un pedone sulle strisce pedonali, non lo è) in Italia non è previsto il carcere e il risultato è quindi che il condannato venga appiedato per qualche mese in attesa di ritornare nuovamente in circolazione su quattro ruote con buona pace dei familiari del defunto.

Resta emblematica in questo senso la storia della strage di Apignano, in cui Marco Ahmetovic, ubriaco fradicio al volante del suo furgone, travolse e uccise QUATTRO ragazzi. Il pubblico ministero chiese 4 anni e 20 giorni di reclusione, il giudice glie ne diede 6 e mezzo che furono quasi subito convertiti in arresti domiciliari. Gli arresti domiciliari furono convertiti nuovamente in carcere a causa di una telefonata fatta dall’Ahmetovic ad un pregiudicato ascolano (motivazione indipendente dall’incidente stradale).

Data la situazione vigente in Italia, non destano certo stupore le minacce di morte a mio carico per aver scritto che uno sputo è l’unica arma che noi ciclisti abbiamo a disposizione per difenderci dall’arroganza degli automobilisti: se anche mi dovessero tirare sotto, se la caverebbero con una sanzione pecuniaria sostenibile da pressoché chiunque.


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permalink | inviato da cuoredicane il 3/3/2008 alle 10:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa
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